Bufalini Maurizio

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Maurizio Bufalini (Cesena, 4 giugno 1787 – Firenze, 31 marzo 1875) è stato un medico italiano, uno dei più importanti clinici italiani del XIX secolo. Inoltre viene ricordato per aver rivoluzionato il metodo d'insegnamento nelle facoltà di medicina.

Maurizio Bufalini nacque a Cesena il 4 giugno 1787, figlio di Jacopo Bufalini appartenente a una famiglia di medici e anch'esso medico: fu primario di Chirurgia a Cesena nel 1773. Dell'infanzia si ricorda una rovinosa caduta all'età di quattro anni, dovuta al suo temperamento vivace. Non fu fortunato negli studi secondari caratterizzati da insegnanti molto legati all'apprendimento mnemonico ma non curanti del ragionamento: così finì la scuola senza un valido metodo di studio e con scarse conoscenze di base. Nel 1803 iniziò a frequentare le lezioni di medicina di Michele Rosa sostenitore della Vis medicatrix naturae (anche conosciuta come la natura medica) secondo cui il corpo possedeva capacità di auto-guarigione. Da Rosa imparò che il medico, per condurre il malato alla guarigione, deve individuare le cause della malattia e rispettare e assecondare le leggi della natura. Grazie ai suoi insegnamenti, ottenne un importante preparazione scientifica e inoltre si interessò di letture filosofiche, prevalentemente Locke e Condillac, che ne influenzarono pensiero e stile di vita. La sua preparazione gli permise nel Novembre 1805 di iscriversi direttamente al secondo anno di Medicina all'Università di Bologna, dove insegnava Antonio Testa (amico di Michele Rosa). Nel 1809 si laureò con la convinzione di non aver ricevuto validi insegnamenti: in quanto nell'Italia di quegli anni era di moda la dottrina sistemica vitalista opposta a quella ricevuta dai suoi maestri. Così nel dicembre 1809 si recò prima a Pavia e poi a Milano per apprendere le nozioni del Vitalismo rispettivamente dall'anatomista Antonio Scarpa e dal fisiologo Giacomo Tommasini.
Questi lo introdussero al pensiero vitalista di John Brown secondo cui ogni fenomeno biologico è spiegabile con un'unica legge universale e la materia organica del corpo, reagendo agli impulsi esterni, regola i fenomeni vitali: una sorta di principio di eccitabilità del corpo. Verso la fine del 1810 tornò a Cesena rifiutando le ultime nozioni apprese e riabbracciando in pieno le teorie dei suoi maestri Michele Rosa e Antonio Testa. Da questo momento in poi intraprenderà la sua battaglia più importante: quella contro il vitalismo.


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