Farnese Alessandro il Giovane Cardinale

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Alessandro Farnese il Giovane (Valentano, 27 settembre 1520 – Roma, 2 marzo 1589) è stato un cardinale italiano.

Passato alla storia con l'appellativo di "Gran Cardinale", fu un uomo colto e un grande mecenate. Grazie al fascino che lo contraddistinse in giovinezza ebbe molte storie sentimentali con numerose nobildonne.

Alessandro, il secondogenito dei cinque figli di Pier Luigi Farnese e Gerolama Orsini di Pitigliano, nacque nel castello di Valentano. La famiglia lo destinò immediatamente alla carriera ecclesiastica. Alessandro iniziò i suoi studi a Parma e, in seguito, si trasferì presso il collegio "Ancarano" di Bologna, dove fu mandato insieme al fratello Ottavio per apprendere le materie letterarie, giuridiche e teologiche.

Papa Paolo III con il cardinal nipote Alessandro Farnese (a sinistra) e l'altro nipote, Ottavio Farnese, duca di Parma (a destra), nel celebre dipinto di Tiziano

Il 18 dicembre 1534, a soli quattordici anni, fu creato cardinale dal nonno Paolo III, da poco asceso al soglio di Pietro, insieme al cugino sedicenne Guidascanio Sforza, figlio di Costanza Farnese, sorella di Pier Luigi, e del conte Bosio II Sforza di Santa Fiora. Il giovane Alessandro ricevette la berretta rossa dalle mani del cardinale Del Monte, il futuro Giulio III. Dopo la nomina cardinalizia il papa gli volle assegnare come precettore Marcello Cervini, un giovane prete che si insediò a Palazzo Farnese.

Nell'agosto del 1535, in seguito alla morte del cardinale Ippolito de' Medici, Alessandro fu nominato Vicecancelliere della Chiesa, succedendo nella carica e in tutti i benefici al deceduto. Senza cessare di appartenere all'ordine dei cardinali diaconi, cambiò il proprio titolo da Sant'Angelo in Foro Piscium a quello di San Lorenzo in Damaso. Dopo questa promozione, il papa affiancò a Marcello Cervini Bernardino Maffei, un poeta e collezionista di medaglie, delle quali si serviva per le sue lezioni di storia.


In questo periodo ebbe un contrasto con Carlo V, per dell'affidamento della diocesi di Jaén, assegnatagli alla morte del cardinale Esteban Gabriel Merino, arcivescovo di Bari e protetto dell'Imperatore, che avrebbe preferito un suo candidato.

Nel 1575 Alessandro fece portare a termine quello che si può considerare un capolavoro del Rinascimento: Palazzo Farnese di Caprarola. Il cardinale, amante della campagna, volle questa splendida villa per potersi ritirare con gli amici vicino a Roma, senza dover raggiungere Gradoli o Capodimonte nel ducato di Castro. In questa residenza lavorarono artisti del calibro del Vignola, che succedette ad Antonio da Sangallo il Giovane, autore del progetto originario, i pittori Taddeo e Federico Zuccari, Jacopo Zanguidi detto il Bertoja, Giovanni De Vecchi, Raffaellino da Reggio e Antonio Tempesta.

Nel 1579, infine, acquistò la Farnesina, la residenza fatta progettare nel 1508 da Agostino Chigi, il maggior banchiere italiano dell'epoca. La villa era ornata da dipinti di Raffaello, del Sodoma, di Giulio Romano e di Sebastiano del Piombo. Tra il 1582 e il 1584 fece costruire la chiesa di Santa Maria Scala Coeli, presso l'Abbazia delle Tre Fontane, progettata da Giacomo della Porta. La ricchezza che Alessandro aveva accumulato, grazie alle rendite legate ai numerosi titoli connessi al suo cardinalato, gli permise di commissionare ai più grandi artisti dell'epoca, opere architettoniche, miniature, gioielli e affreschi.

Si fece ritrarre da Tiziano e fu un grande collezionista di monete antiche e gioielli. Diventò amico del famoso miniaturista Giulio Clovio, che realizzò il "Libro d'ore Farnese" (compendio di testi devozionali) e il "Lezionario Townely" (di analogo contenuto). Persino Giorgio Vasari lavorò per lui, realizzando nel palazzo della Cancelleria di Roma, un ciclo di affreschi celebrativi su Paolo III. "Le Vite" del Vasari furono proprio scritte su suggerimento del cardinale e dei suoi amici Paolo Giovio, Annibale Caro, Francesco Maria Molza e Romolo Quirino Amaseo.

Il 28 febbraio 1589 fu colpito da un ictus e morì. Il 2 marzo, in esecuzione delle sue volontà testamentarie, venne tumulato nella chiesa del Gesù. Al suo funerale erano presenti 42 cardinali.


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