Rizzoli Francesco

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Francesco Rizzoli (Milano, 11 luglio 1809 – Bologna, 24 maggio 1880) è stato un politico, chirurgo e medico italiano, considerato uno dei padri dell'ortopedia moderna.

Suo padre, luogotenente nell'esercito di Napoleone e di Gioacchino Murat, fu ucciso nel 1814 da briganti in Calabria quando il figlio aveva cinque anni. Con la sorella Teresa, Francesco fu affidato allo zio paterno Vincenzo, a Bologna.

Benché di modeste condizioni economiche riuscì a conseguire la laurea in medicina nel 1828 e in chirurgia nel 1831 all'Università di Bologna, seconda città dello Stato pontificio.
La carriera universitaria e medica In seguito ad un intenso e produttivo tirocinio post-laurea ottenne (con una paga molto bassa) la posizione di assistente di Paolo Baroni, cognato di Rizzoli, il quale era professore all'Università e direttore dell'ospedale degli Abbandonati e Ricovero. Quando Baroni divenne primario e archiatra del Papa Gregorio XVI a Roma, Rizzoli fu nominato capo chirurgo dell'ospedale, dal 1838 al 1849 fu nominato professore sostituto di ostetricia quando gli fu conferita la cattedra di clinica chirurgica che conservò fino al 1865. Negli anni successivi visitò l'istituto chirurgico di Joseph Francois Malgaigne a Parigi. Al suo ritorno fece più volte pressioni per migliorare le condizioni igieniche e didattiche dell'ospedale così sorsero divergenze tra lui e il ministero e il professore fu collocato a riposo. Privato dell'insegnamento, Rizzoli dedicò la sua attività all'ospedale Maggiore, di cui era primario e alla clientela privata. Nel 1868 gli fu nuovamente affidata la cattedra di chirurgia e nel 1876 gli fu proposto di succedere a Luigi Porta come professore di chirurgia clinica e medica operatoria all'Università di Pavia. Durante l'epidemia di colera diresse il lazzaretto del Ricovero e supervisionò anche quello di San Lodovico. Per il suo operato durante l'epidemia ricevette il diploma di aggregazione alla nobiltà bolognese

L'illustre medico fu molto stimato e apprezzato anche in politica, ricoprendo diverse cariche a livello nazionale. Ardente patriota, prestò la sua opera durante le guerre d'indipendenza. Nel 1859 fu nominato deputato dell'assemblea nazionale dei popoli delle Romagne, votò per la destituzione del governo pontificio e dal 12 febbraio 1862 alla morte fu consigliere provinciale di Bologna. Fu chiamato dal capo del governo Urbano Rattazzi, insieme a Luigi Porta per esaminare Giuseppe Garibaldi dopo la ferita riportata in Aspromonte.
Riuscì a scongiurare l'amputazione: diagnosticò che la pallottola ere rimbalzata e bisognava solo aspettare che la ferita si risanasse. Nel 1879, un anno prima della sua morte, il re lo nominò Senatore della XIII legislatura. Morì il 24 maggio 1880 e la sua salma fu imbalsamata con iniezione arsenicale praticata dal professor Romei.


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