Minghetti Marco

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Marco Minghetti (Bologna, 8 novembre 1818 – Roma, 10 dicembre 1886) è stato un politico italiano, appartenente alla destra storica. Sotto il suo secondo governo si raggiunse (nel 1876), per la prima volta in Italia, il pareggio di bilancio. 

Marco Minghetti nacque l'8 novembre 1818 a Bologna da una famiglia di proprietari terrieri: suo padre, Giuseppe Minghetti, era un ricco possidente che durante l'occupazione napoleonica dello Stato Pontificio si era arricchito con il commercio, mentre la madre, Rosa Sarti, proveniva da una famiglia borghese di ideali politici liberali. La preparazione culturale del giovane Minghetti fu molto profonda: orfano di padre a 10 anni, frequentò a Bologna la scuola di latino dei barnabiti, dove fu allievo di due liberali: Ugo Bassi e Alessandro Gavazzi, completando la formazione con frequenti viaggi culturali, come a Venezia, nel 1830. Qui, insieme alla madre, visitò i capolavori artistici della città lagunare e si avvicinò alla pittura, passione che sarebbe durata tutta la vita. Successivamente avvennero altri viaggi di formazione: alla fine di gennaio del 1832 infatti, Minghetti visitò dapprima Parigi, ospite dello zio Pio Sarti, patriota in esilio dopo i moti bolognesi del 1831, dove incontrò eminenti personalità politiche sia francesi che italiane, come La Fayette, Talleyrand, Terenzio Mamiani, Piero Maroncelli e molti altri. In aprile con lo zio si recò infine a Londra, dove soggiornò un paio di mesi prima di ritornare a Bologna. Gli interessi culturali del Minghetti spaziavano tra letteratura, scienza ed economia: nel 1833 iniziò gli studi scientifici con il professor Vincenzo Michelini, medico e matematico, che lo condusse anche ad ascoltare le lezioni dell'Università bolognese, che però frequentò saltuariamente. La formazione letteraria invece gli fu inculcata dall'allora rinomato fisiologo Michele de' Medici di Ottajano, che era anche un buon letterato e latinista, mentre Paolo Costa fu il suo maestro per le materie filosofiche. In seguito Minghetti avrebbe preso le distanze da lui, giudicandolo troppo legato al sensismo, pubblicando nel 1837, un anno dopo la morte di Costa, anche un saggio sull'argomento, apparso sul Nuovo Giornale dei letterati. L'anno dopo avrebbe scritto, su un altro giornale, L'Istitutore, una critica sul dramma Dante in Ravenna di Luigi Biondi.


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