Benso Camillo Conte di Cavour

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Camillo Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto più comunemente come Conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861), è stato un politico e imprenditore italiano. 

Studiò alcuni anni all’estero e subì l’influenza dei principi economici e sociopolitici del sistema liberale a stampo britannico. Rientrato in Piemonte nel 1835 all'età di 25 anni si dedicò prima a sviluppare la tenuta di Leri, al punto da farne un’azienda modello, per poi fondare nel 1847 il quotidiano Il Risorgimento, che segnò anche i primi avvicinamenti al mondo politico.

I cardini del suo pensiero erano il liberalismo interno e l’avvio di un mutamento degli equilibri internazionali in senso anti-austriaco che favorisse la creazione di uno Stato unitario nella penisola attorno alla corona sabauda. Messosi in luce nel 1851 come Ministro dell’agricoltura e del commercio, divenne Primo Ministro a seguito dell’accordo con Urbano Rattazzi del 1852, noto come “il connubio”, che unì gli elementi più progressisti della destra con i moderati della sinistra in un grande raggruppamento di centro.

Sul piano interno il primo decennio di governo cavouriano si caratterizzò per la vastità delle riforme. Sviluppò la rete ferroviaria, promosse nuovi sistemi di coltivazione, canali di irrigazione e avviò una politica doganale fortemente liberista che inserì pienamente il Piemonte nel commercio internazionale. Nel 1855, nonostante l’opposizione del clero e del Re Vittorio Emanuele II, il Piemonte venne laicizzato in base alla formula “libera Chiesa in libero Stato”, fornendo uno degli elementi fondamentali che spinsero repubblicani del calibro di Manin e Garibaldi ad aderire al programma di unità nazionale sabaudo nell’ambito della Società nazionale italiana.

L’estendersi del movimento democratico nazionale in Italia e le richieste di annessione al Piemonte provenienti da varie regioni spaventarono i francesi, che temevano la creazione di uno Stato nazionale unitario troppo esteso e potente ai propri confini. L’armistizio di Villafranca voluto da Napoleone III congelò i moti e spinse Cavour a rassegnare le dimissioni dalla carica di Primo Ministro in segno di protesta.

Tornato alla guida del governo nel 1860, Cavour decise allora di affidare l’iniziativa unitaria a Garibaldi, favorendo la spedizione dei Mille e la liberazione dell’Italia meridionale. La fedeltà garibaldina al motto “Italia e Vittorio Emanuele” portarono così, nel 1861, alla proclamazione del Regno d’Italia che, ad eccezione del Veneto e del Lazio, copriva quasi interamente quelli che erano i confini “naturali” della nazione italiana. Cavour morì tre mesi dopo e dedicò l’ultima fase del suo impegno politico a quella che sarebbe diventata la “questione romana”, favorendo un voto parlamentare che rivendicasse Roma capitale.


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